Romney verso la nomination
La turbolenta convention del Gop fra liti interne e disturbatori esterni
“A better future”, un futuro migliore, è l’ambizioso titolo della convention repubblicana che inizia lunedì a Tampa, in Florida, ma al momento gli organizzatori sono concentrati su un futuro assai prossimo, quello raccontato dalle previsioni del tempo. L’incognita è una tempesta tropicale di nome Isaac che si è addensata nei Caraibi ed è pronta a trasformarsi in uragano e a spostarsi in direzione nord con un tempismo incerto che merita stretto monitoraggio. Gli americani, in particolare i repubblicani, hanno imparato da tempo a guardare con una sana diffidenza le apocalissi da weather forecast.
24 AGO 20

Roma. “A better future”, un futuro migliore, è l’ambizioso titolo della convention repubblicana che inizia lunedì a Tampa, in Florida, ma al momento gli organizzatori sono concentrati su un futuro assai prossimo, quello raccontato dalle previsioni del tempo. L’incognita è una tempesta tropicale di nome Isaac che si è addensata nei Caraibi ed è pronta a trasformarsi in uragano e a spostarsi in direzione nord con un tempismo incerto che merita stretto monitoraggio. Gli americani, in particolare i repubblicani, hanno imparato da tempo a guardare con una sana diffidenza le apocalissi da weather forecast ma il doppio registro, meteorologico e politico, al quale il Gop è costretto è l’immagine di una convention che si gioca contemporaneamente sul campo delle idee e su quello dei dettagli. Da una parte ci sono i sottotitoli delle varie giornate, espliciti rovesciamenti delle parole d’ordine di Barack Obama (“We can do better” sfotte il “yes, we can”, “We built it” è la risposta a quel passaggio, abilmente strappato al contesto, in cui il presidente ha detto che chi ha un’azienda non può attribuirsi il merito di averla costruita; “We can change it” è la sintesi finale), dall’altra ci sono disturbatori, polemiche correntizie, litigi d’occasione, patti di stabilità interna, uragani.
Che il Gop stia apparecchiando una convention dai contenuti rocciosi, proiettata verso il futuro, lo si evince dalla scelta dell’autore del keynote speech, il governatore del New Jersey, Chris Christie, uomo dotato di idee robuste almeno quanto la sua corporatura e che ha il dono di esporle senza impaludarsi con eccessi da establishment. I ranghi ufficiali del partito, dallo speaker della Camera, John Boehner, al senatore dell’Ohio Rob Portman, fino a John McCain saranno ampiamente rappresentati, ma gli spazi più ghiotti della convention sono riservati a gente come Ted Cruz, giovane candidato al Senato in Texas, al governatore di Porto Rico, Luis Fortuño, e alla senatrice Kelly Ayotte, risposta pensante all’impalpabile Michele Bachmann, che infatti terrà un discorso in una chiesa di Tampa domenica, quando tutti gli occhi saranno rivolti altrove. (segue dalla prima pagina)
Il caso che Mitt Romney sta trattando con più attenzione è quello del libertario Ron Paul, la cui esclusione dalla lista va in qualche modo contraccambiata per evitare turbolenze interne. Il Partito repubblicano, la macchina della campagna elettorale e il deputato del Texas hanno trovato un accordo: Paul porterà alcuni delegati che ha conquistato in Massachusetts e Louisiana, i quali eviteranno le manifestazioni pubbliche di dissenso tipiche dei raduni in cui l’infiammabile anima del Tea Party viene a contatto con quella tradizionale del Partito repubblicano. Paul si accontenta dell’endorsement di Romney al suo disegno di legge alla Camera per sottoporre la Fed a controlli severi sul suo operato, e dell’inclusione del figlio Rand, senatore del Kentucky, nella lista degli speaker. Il compromesso dovrebbe evitare a Romney e Ryan l’imbarazzo di un dissenso interno visibile.
Il caso che Mitt Romney sta trattando con più attenzione è quello del libertario Ron Paul, la cui esclusione dalla lista va in qualche modo contraccambiata per evitare turbolenze interne. Il Partito repubblicano, la macchina della campagna elettorale e il deputato del Texas hanno trovato un accordo: Paul porterà alcuni delegati che ha conquistato in Massachusetts e Louisiana, i quali eviteranno le manifestazioni pubbliche di dissenso tipiche dei raduni in cui l’infiammabile anima del Tea Party viene a contatto con quella tradizionale del Partito repubblicano. Paul si accontenta dell’endorsement di Romney al suo disegno di legge alla Camera per sottoporre la Fed a controlli severi sul suo operato, e dell’inclusione del figlio Rand, senatore del Kentucky, nella lista degli speaker. Il compromesso dovrebbe evitare a Romney e Ryan l’imbarazzo di un dissenso interno visibile.
Non tutto della convention succede però all’interno del Times Forum. Obama manderà in Florida il suo agent provocateur preferito, Joe Biden, per un evento elettorale parallelo, e con la sua lingua sciolta Biden sa come strappare titoli in prima pagina agli avversari. Il capo del Partito repubblicano, Reince Priebus, ha spiegato la controstrategia con un’immagine minacciosa: “Se ci danno un pugno, noi indossiamo il tirapugni e glielo diamo indietro”. James O’Keefe, giovane attivista conservatore con telecamera costantemente alla mano, sarà l’ospite d’onore di una cena al James Madison Institute martedì, circostanza accolta con una certa freddezza dagli ambienti del partito che ritengono la sua presenza in città come uno schiaffo alla credibilità dei repubblicani. O’Keefe si è costruito una reputazione fingendosi uno zelante volontario della causa progressista e offrendo i suoi servigi alle associazioni più attive della sinistra. Di nascosto filmava contraddizioni, commistioni pericolose con la politica e proclami ideologici un po’ troppo spinti per enti ufficialmente non controllati da alcun partito e dopo un sapiente montaggio le diffondeva on line. Metodo efficace per stimolare la destra più biliare, rischioso per una convention in cui il partito cerca innanzitutto credibilità. E la convention di Tampa, calderone di idee alte e sotterfugi da trivio politico, sarà accompagnata dallo “scary movie” di Obama, un lungo spot-documentario costruito attorno ai democratici dalle promesse di change mai mantenute. Gli autori del filmato sono gli uomini di Citizens United, gli stessi che nel 2008 avevano massacrato in video Hillary Clinton, suscitando i ricorsi legali che hanno portato poi alla liberalizzazione dei finanziamenti elettorali.